Il Reishi nella terapia

13.08.2015 19:00

Il dottor Fukumi Morishige lavora presso il famoso Istituto Linus Pauling per la Scienza e la Medicina, i cui fondatori sono stati insigniti per ben due volte del premio Nobel. Negli ultimi decenni ha studiato gli effetti terapeutici del Reishi, ed ha raccolto le esperienze relative alla prevenzione e al trattamento delle malattie cancerogene e di altre patologie tumorali con questo fungo. Egli afferma "in qualità di chirurgo, ho a che fare costantemente con patologie cancerogene. Il segreto per dominare la malattia sta nel riconoscerla tempestivamente. L'ideale è prendere provvedimenti preventivi anche se, purtroppo, non esistono metodi sicuri; alcuni ci provano seguendo una dieta sana e bilanciata, ma non esiste una soluzione perfetta che offra garanzie. Secondo me il miglior mezzo preventivo a tutt'oggi riconosciuto è il Reishi". Sono parole forti, supportate però da importanti ricerche scientifiche. Il cancro è una delle principali cause di decesso. Solo in Germania sono trecentomila i casi calcolati ogni anno. Secondo alcune stime un americano su tre corre il rischio di contrarre il cancro una volta nella vita. Queste cifre prendono in considerazione solamente le statistiche: la verità forse è peggiore. 

L'effetto preventivo

Il Reishi agisce su ambiti differenti per esplicare la sua azione contro il cancro. Da un lato, alcuni dei polisaccaridi presenti nel fungo hanno effetti diretti antitumorali. Dall'altro un sistema immunitario sano e forte è la premessa principale perchè le difese possano riconoscere le cellule cancerogene prima possibile e renderle inoffensive. Durante il processo di dissociazione della cellula si manifestano nel corpo dei cambiamenti. I fattori ereditari e ambientali influiscono notevolmente sulla frequenza e sulla gravità di questi mutamenti genetici. Di norma, il sistema immunitario riconosce molto in fretta le cellule alterate  e le rende inoffensive. La superficie di alcune cellule cancerogene è ricoperta da molecole particolari, che fungono da indicatore delle cellule immunitarie. Quando le difese si indeboliscono, però, non riconoscono più le loro funzioni e  le cellule alterate possono evolvere in tumori carcinomatosi. Questo si palesa in modo particolare nei pazienti affetti da deficienza immunitaria. Chi è affetto dall'AIDS, per esempio sviluppa più frequentemente particolari forme cancerogene rispetto agli altri. Anche coloro che hanno assunto per lunghi periodi farmaci che indeboliscono il sistema immunitario (per esempio, dopo un trapianto) hanno maggiore probabilità di contrarre un tumore maligno. Per questo motivo molti insigni ricercatori sono dell'idea che la migliore soluzione per la profilassi del cancro sia costituita dal rafforzamento del sistema immunitario.

Il Reishi nella cura

Oltre all'azione meramente preventiva, il Reishi ha ottenuto successi estremamente interessanti nella cura di affezioni tumorali già esistenti. Anche in questo caso, i polisaccaridi hanno svolto un ruolo fondamentale. Nell'ambito della ricerca sono stati eseguiti moltissimi esperimenti sugli animali (sopratutto dall'Università di Mie), che hanno confermato l'effetto antitumorale del fungo. Il Centro dell'Associazione Nazionaledi Studi  sulle patologie cancerogene USA  e il reparto Medico delle Università degli Stati Uniti  gli hanno attribuito potere curativo. Per studiare più a fondo le forme tumorali già esistenti sono stati condotti test anche sugli esseri umani. Il governo giapponese ha riconosciuto ufficialmente il Reishi e i suoi estratti come medicamenti per la cura del cancro allo stomaco, molto frequente in questo paese. Oltre a contrastare il vero e proprio carcinoma, il fungo curativo ritarda o addirittura inibisce la formazione di metastasi.

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